Un viaggio tra pensiero critico, passione e sfide: la filosofia come strumento per leggere il mondo
Gabriele Dimaggio, studente del quarto anno del Liceo Scientifico De Sanctis-Galilei di Manduria, ha conquistato la fase regionale dei Campionati di Filosofia e si prepara ora ad affrontare la finale nazionale del 3 aprile 2025. Un risultato che premia non solo il suo impegno e la sua preparazione, ma anche la capacità di riflettere criticamente e argomentare in modo originale, qualità fondamentali in una competizione che richiede di confrontarsi con le grandi domande della filosofia. " Siamo orgogliosi del successo di Gabriele - commentano la Dirigente prof.ssa M. M. Di Maglie e la referente del progetto Lucia Cimino - e continueremo a sostenere tutti i nostri studenti in ogni sfida che li veda impegnati a comprendere il mondo pensando con la propria testa, con l’auspicio che continuino a coltivare la passione per la conoscenza e la voglia di esplorare senza paura."
Nell’intervista Gabriele, che si occupa di divulgazione scientifica un canale youtube di matematica e fisica racconta, con semplicità e immediatezza, il percorso intellettuale che c’è dietro al suo risultato:
Complimenti Gabriele! Che effetto ti fa questo bel successo?
"Sono felice che qualcuno, soprattutto qualcuno di gran lunga più esperto di me, abbia potuto leggere qualcosa che ho scritto e lo abbia trovato un minimo bello. Già questa per me è una soddisfazione. Non nascondo un po’ di timore per la fase successiva, ma mi impegnerò con entusiasmo."
Come hai affrontato la preparazione alla prova e come questo ti ha aiutato a svolgerla al meglio?
"Mi sono senz’altro avvalso degli incontri di preparazione tenuti dai docenti di filosofia della mia scuola, dedicati ai temi principali oggetto della competizione, ma il mio metodo nello studio personale è stato più libero: semplicemente ho letto, senza un obiettivo specifico, lasciandomi ispirare da testi diversi. Mi piace leggere a caso, libero da indicazioni su tematiche specifiche. Mi dà l’opportunità di spaziare senza un reale obiettivo e di creare collegamenti tra cose apparentemente distanti. Il giorno prima della prova, per esempio, mi è capitato di rileggere L’Idiota, di Dostoevskij, che poi infatti ho utilizzato nel mio saggio. Credo che manterrò questo approccio, perché è quello che più mi rappresenta."
Come è nata la tua passione per la filosofia?
"Per sfida. Fino a qualche anno fa, immerso com’ero nelle materie scientifiche, vedevo la filosofia come l’antitesi della fisica e della matematica, che amavo moltissimo, quindi volevo conoscerla… per confutarla! Il primo testo che ho letto è stato il Menone di Platone e lì è accaduto qualcosa di inaspettato. Mentre Socrate conduceva pian piano lo schiavo a far emergere da sé le idee innate sulla geometria, mentre confutava Menone sul fatto che enumerare esempi di uomini virtuosi significa solo fare un elenco e non definire cosa è virtù (proprio come elencare le figure geometriche non significa definire cosa sia una figura geometrica), io mi rendevo conto che la materia che pensavo di odiare era in realtà uno dei ponti più saldi di collegamento con quello che già amavo, cioè la matematica e la fisica, in cui questo tipo di ragionamenti è frequentissimo. Sono rimasto incantato!”
C’è un autore o un tema che ti ha particolarmente ispirato?
"Mi affascina la fusione tra filosofia e letteratura. Perciò cito autori che non sono classificati come filosofi ma poi in fondo un po’ lo sono: Dostoevskij, Kafka, Saramago e Stanisław Lem hanno avuto un grande impatto su di me. Ma, se dovessi indicare un libro davvero di riferimento per me, quello è senz’altro Infinite Jest di David Foster Wallace: complesso, stratificato, ma completo: un vero labirinto intellettuale."
Pensi che oggi la filosofia sia ancora un sapere attuale e necessario?
"Assolutamente sì, perché in realtà è fuori dalla linea del tempo. Esiste in noi, è il nostro essere stesso, la nostra tensione verso domande fondamentali. Anche quando qualcuno voglia allontanarsene, inconsapevolmente ci si sta riavvicinando"
Se potessi discutere con un filosofo del passato o del presente, chi sceglieresti e perché?
"In realtà questa è un’esigenza che non avverto, perché leggendo i libri di questi uomini ho conosciuto tutto di loro, e se mi parlassero dal vivo forse non mi parlerebbero allo stesso modo. Quindi dico che, in realtà, mi bastano e mi avanzano i libri..."
Oltre alla filosofia, quali sono le tue passioni e quindi.. i tuoi progetti per il futuro?
"Non ho una visione chiara del mio futuro, ma senz’altro vorrei continuare a perseguire le mie grandi passioni, i veri e propri costituenti della mia vita: la fisica, la matematica e il teatro. Mi piace la fisica teorica, l’idea di fare ricerca su argomenti complessi e poco battuti, come la gravità quantistica, su cui non ci sono evidenze sperimentali; d’altra parte ho un amore profondo per il teatro e la recitazione, un’esperienza totalizzante grazie alal quale riesco ad esplorare emozioni e situazioni che forse nella mia realtà quotidiana non vivrei mai. La recitazione teatrale è l’unica che ho sperimentato fin ora, ma non escludo, se un giorno ne avrò l’opportunità, di cimentarmi anche in quella cinematografica"
C’è un film, un libro o una serie che consiglieresti a chi ama o vuole approfondire la filosofia?
"Senza dubbio Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, e poi tutta la filmografia di Tarkovskij e Bergman. Sono registi che parlano di temi semplici ma essenziali, riuscendo a toccare corde profonde e universali dell’animo umano."
Se potessi dare un consiglio al te stesso di un anno fa, cosa gli diresti?
"Smetti di vergognarti per quello che ami. Ci ho messo troppo tempo per capire che la filosofia, la letteratura, il teatro non sono in contrasto con la scienza, ma la completano. E se oggi posso dire, con orgoglio, di amare e di voler coltivare queste discipline, è perché ho smesso di preoccuparmi del giudizio degli altri."
In bocca al lupo a Gabriele Dimaggio, per la competizione del 3 aprile… e per tutte le entusiasmanti sfide del futuro!